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Rappresentanza - News - 23/11/2021

Cosa intendiamo noi per una città "morta dentro"?

L'intervento del presidente del Gruppo Giovani Imprenditori UIB

 

“Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards.”

Così iniziava Stefano Accorsi, in arte Ivan Benassi detto Freccia, uno dei monologhi cinematografici che la mia generazione ha meglio impresso nella memoria. L’ho rivisto e riascoltato molte volte e la frase che più di ogni altra mi ha davvero formato e segnato di quel monologo è: “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx”.

 

Venerdì mattina sono stato all’IIS Bona con alcuni colleghi, sotto la regia di Stefania Ploner, presidente della Piccola Industria di Unione Industriale Biellese, a raccontare la mia testimonianza di imprenditore di fronte ad una platea di studenti, in presenza e da remoto. Era il PMI Day, una giornata dove in tutta la nazione le imprese incontrano gli studenti. Si sono alternati racconti con punti di vista diversi, da parte di imprenditori tessili piuttosto che di meccanici, dai servizi al turismo. Tutti i racconti e le storie degli imprenditori (under 40, per la cronaca) accomunati da un fattore: chi parlava, ad un certo punto della sua vita aveva scelto di TORNARE a Biella, nonostante avesse avuto esperienze estremamente significative a Londra, Dubai, Nuova Delhi, in Cina e avesse la possibilità di proseguirle con successo. Una mattinata bellissima, arricchente, con un fantastico scambio di battute finali con gli studenti motivati e direi attenti, partecipi.

 

A fine mattinata guardo il telefono e mi rendo conto che a quanto pare Zerocalcare ci aveva etichettato come “una città dove si muore dentro”.

Un giornalista aveva ripreso la frase facendo un bel titolone ruffiano, non supportato da una spiegazione adeguata nel contenuto dell’articolo, e qualcuno era contento per l’ennesima alzata da schiacciare: per poter confermare la sua voglia matta di scappare da un paese di (poco più di) 20.000 abitanti.

 

Non giudico affatto l’autore per questo ma ricordiamocelo e pesiamo meglio quella affermazione. Cosa intendiamo noi per “morti dentro?”

 

E’ vero che siamo in un periodo di forte cambiamento e trasformazione, ma sarebbe apprezzabile riconoscere il gran lavoro che, senza clamore, si sta facendo. E cito ad esempio il turismo (nessuno che vive fuori Biella vi ha detto di aver visto le immagini del nostro territorio sotto casa sotto forma di affissione?), sulle tematiche legate all’innovazione (siamo la 10ma provincia in Italia per rapporto startup innovative / società di capitali), per la residenzialità della silver age.

A Biella c’è stato per un mese (a ottobre, pochi giorni fa) un forum che parlava di sostenibilità con ospiti autorevoli. Oggi di sostenibilità parlano tutti, ovunque, e noi siamo la prima provincia in Italia che ha scelto di dedicarvi un intero mese di eventi. Siamo sostanzialmente sabaudi, non ci siamo vantati troppo per questo: ma lo abbiamo fatto.

Una settimana fa c’è stato TedX Biella. Giovedì scorso, con l’economista Giulio Sapelli, abbiamo avviato Oltre, un ciclo di incontri per riflettere sui prossimi scenari. Intanto Bifuel, l’iniziativa ibrida che unisce scuola e impresa, è ripartita nella rinnovata “Tech Edition”.  E sto solo citando cose accadute negli ultimi mesi.

Di cosa ci lamentiamo, o meglio, qual è il vero problema?

 

Ciò che mi ha davvero fatto male, è stato leggere commenti che condividono la percezione di “Biella città dove si muore dentro” da persone che nel Biellese vivono e lavorano. Persone che si dimenticano forse che Biella, con i suoi pregi e difetti, è sostanzialmente l’immagine dell’impegno e del contributo di ogni persona che abbia a che fare con il territorio.

Chi, più dei biellesi, è chiamato a dare il suo contributo per costruire una città più viva e da vivere?

 

C’è una Biella che costruisce, che sogna, che lavora sodo e prova a farlo in sinergia con gli altri per il bene del territorio. Si pensi a Biella Città Creativa UNESCO, un risultato raggiunto in modo corale, in totale sinergia e che ha visto, tra gli altri soggetti, Unione Industriale Biellese grande promotore.

 

I Giovani Imprenditori di Unione Industriale Biellese, che rappresento, sono tra coloro che continueranno a crederci, per costruire un’immagine positiva e attrattiva del territorio. E lo faremo sempre. Perché è nostro interesse “deprovincializzarci”: non per fuggire da chi siamo, ma per confrontarci con altre realtà, altri territori più o meno simili al nostro. Ogni volta, partecipando ai tavoli regionali e nazionali, scopriamo di avere molte cose in comune con altri territori, problemi simili ma, credetemi, enormi risorse e molto valore umano da mettere in campo. Spesso ci sentiamo davvero orgogliosi di essere biellesi e di poter rappresentare il Biellese in Italia, nel nostro movimento e non solo.

 

Oltre a questo orgoglio, ci sono però gli attacchi dal “fuoco amico”, come questo recente episodio che ha dato adito al solito mugugno latente del voler scappare dalla provincia. Ma il fuoco amico, che demotiva e fa arrabbiare, a Biella non è un vero fuoco, sono più lampi, sprazzi, moti di orgoglio.

E’ un fuoco che faticherà sempre più ad ardere, è un fuoco senza sostanza, è un fuoco morto dentro.

 

Christian Zegna

Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Unione Industriale Biellese

 

 

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