
L’indagine congiunturale realizzata da Unione Industriale Biellese rispetto alle previsioni degli imprenditori sul quarto trimestre 2026 registra nel complesso un lieve miglioramento rispetto al periodo precedente.
Ecco il saldo fra pessimisti e ottimisti dei principali indicatori sulle previsioni degli imprenditori biellesi dell'industria manifatturiera e del terziario per il quarto trimestre 2026:
Il commento di Paolo Barberis Canonico, presidente Uib
A commentare l’indagine è Paolo Barberis Canonico, presidente Uib: "Le previsioni degli imprenditori per questo trimestre indicano un lieve miglioramento rispetto al periodo precedente, con una ripresa dell'ottimismo rispetto a ordini e produzione: se le prospettive per l'occupazione restano stabili, quelle sulla redditività continuano a restare in area negativa. L'indagine previsionale riflette i timori per una fase internazionale che continua ad essere particolarmente complessa, caratterizzata da instabilità geopolitica, incertezza economica e costi energetici in costante aumento. In questo contesto, le nostre imprese continuano a dimostrare grande capacità di reazione, sostenendo con risorse proprie uno sforzo sempre più gravoso per preservare competitività, occupazione e investimenti. Tuttavia, il peggioramento delle aspettative sulla redditività evidenzia come questa forza non possa essere considerata illimitata. L’economia ha bisogno di certezze e di un quadro normativo che favorisca strategie di medio e lungo periodo, anziché ostacolarle. Oggi più che mai è necessario mettere la politica industriale al centro dell’agenda nazionale ed europea, riconoscendo il ruolo fondamentale dell’industria come motore di sviluppo, innovazione e benessere per i territori".
I dati regionali
Dall’indagine congiunturale di Confindustria Piemonte, che raccoglie le risposte arrivate da circa 1.200 imprese nel mese di settembre, arrivano attese in miglioramento per occupazione (saldo ottimisti/pessimisti pari a +10,7%, +4,4 punti), produzione (+6,7%, +4,4 punti) e ordini totali (+5,5%, +3,9 punti). Restano negativi, ma in recupero, i saldi di export(-1,5%) e redditività (-6,1%). Come già in passato, il traino arriva dal terziario (produzione +16,0%, ordini +15,7%), ma l’industria torna in terreno positivo sulla produzione (+2,3%, dopo il -1,5% del terzo trimestre) pur continuando a soffrire sul fronte dei margini (-10,7%).
Sale lievemente la propensione a investire, che interessa il 74,8% delle rispondenti (+1,2 punti. Il tasso di utilizzo di impianti e risorse resta stabile al 77,6%, mentre scende leggermente il ricorso alla CIG, attivata dal 7,5% dei partecipanti all’indagine (-0,5 punti) e dal 10,0% delle imprese manifatturiere. Torna a crescere in modo marcato la preoccupazione per i costi. Il 77% delle imprese prevede aumenti significativi dei prezzi dell’energia, il dato sale di 20 punti rispetto al trimestre precedente, con una quota che sale all’80% nell’industria. In aumento anche le attese di rincari per materie prime (64%, +7,9 punti) e logistica e trasporti (74,7%, +10,8 punti).
Le parole di Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte
“L’analisi dei dati di questa indagine congiunturale deve essere positiva nella contingenza ma non possiamo negare come i dati tendenziali contengano vari elementi di allarme, a cominciare dal costo dell’energia e dei carburanti. Noi imprenditori stiamo conservando produzione e occupazione in uno scenario che però non fornisce alcuna garanzia. Perché se da un lato le forniture di materie prime sono più stabili, dall’altro il costo per riceverle è salito e si riverbera su margini e costi di produzione. Nella manovra di bilancio sarà prioritario quindi garantire piena agibilità e stabilità alle soluzioni che verranno introdotte sui prezzi di energia e carburanti, così da non fermare gli investimenti e il credito delle imprese, garantendo la competitività e lo sviluppo della nostra industria”.
Focus Driver di Rischio della Transizione Sostenibile
Questa edizione dell’Indagine Congiunturale contiene anche un focus tematico utile a comprendere rischi, opportunità e soluzioni per le imprese, legate alla transizione sostenibile. Abbiamo domandato alle imprese piemontesi quali temi della transizione sostenibile pesino di più sulla competitività del loro settore e dove abbiano scelto di concentrare il proprio impegno strategico. Ne emerge un quadro chiaro: le imprese avvertono soprattutto la pressione di fattori esterni, primo fra tutti l'instabilità geopolitica, che grava in particolare sulla manifattura e sulle aziende più presenti sui mercati esteri. È però un rischio che le imprese faticano a governare.
La risposta su cui puntano con decisione, anche guardando al futuro, è l'innovazione, considerata la leva più efficace per restare competitivi. Nei prossimi anni crescerà l'attenzione alla dimensione aziendale e allo sviluppo di prodotti e servizi per la green economy, segno che la sostenibilità viene sempre più vissuta come un'opportunità di mercato. I temi ambientali in senso stretto, come la decarbonizzazione e l'economia circolare, restano invece ancora ai margini delle priorità, soprattutto per le imprese più piccole. A fare la differenza sono il settore, la dimensione e la capacità di investire: chi investe di più è anche più avanti nel percorso di transizione.