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Analisi e studi - News - 07/07/2026

Indagine congiunturale, le previsioni degli imprenditori per il terzo trimestre 2026

Il commento del presidente, Paolo Barberis Canonico e le parole del presidente di Confindustria Piemonte, Andrea Amalberto

 

L’indagine congiunturale realizzata da Unione Industriale Biellese rispetto alle previsioni degli imprenditori sul terzo trimestre 2026 registra un generale aumento del pessimismo.

 

Ecco il saldo fra pessimisti e ottimisti dei principali indicatori sulle previsioni degli imprenditori biellesi dell'industria manifatturiera e del terziario per il terzo trimestre 2026:

  • occupazione:  8,1% (era 13,5% lo scorso trimestre),
  • produzione totale: -7,4% (era 7,5%  lo scorso trimestre)
  • ordini: -6,7% (era a 2,3% lo scorso trimestre)
  • redditività: -12,6% (era a -9,8% lo scorso trimestre)

 

Il commento di Paolo Barberis Canonico, presidente Uib

A commentare l’indagine è Paolo Barberis Canonico, presidente Uib: "Dopo un inizio anno più positivo, le previsioni degli imprenditori per questo trimestre vedono aumentare il pessimismo su tutti gli indicatori: ad essere particolarmente negative sono le aspettative sulla produzione, che si riflettono sul raffreddamento delle prospettive sugli ordini e rallentano l'andamento previsto sull'occupazione, con conseguente riduzione della redditività attesa. Questo sentiment deriva da una congiuntura internazionale complessa e segnata dall'incertezza: l'ottimismo si nutre di fiducia e, oggi, invece, sono molte le variabili che generano più dubbi che certezze. Penso, in primis, al costo dell'energia, un tema che abbiamo approfondito nella nostra Assemblea. Più in generale, serve un sistema che possa supportare (o per lo meno non ostacolare) il fare impresa, nella consapevolezza che l'industria è il motore dello sviluppo economico e del benessere dei territori".

 

I dati regionali

Le imprese piemontesi prevedono un terzo trimestre senza impatti su occupazione, produzione e ordini. È quanto emerge dall’indagine congiunturale di Confindustria Piemonte che raccoglie le risposte arrivate da circa 1.200 imprese nel mese di giugno. Il saldo tra chi prevede una crescita, ottimisti, e chi una riduzione, pessimisti per loccupazione risulta infatti di +6,2%, per la produzione di +2,3% e per gli ordini totali +1,6%. Negativi invece u consuntivi di export (-3,8%) e redditività (-8,6%). Varia complessivamente poco la propensione a investire, che interessa il 73,6% delle rispondenti, in calo di 1 punto percentuale, mentre il 25,1% delle imprese ha programmato l’acquisto di nuovi impianti, un dato in crescita di 1,2 punti rispetto a marzo.

 

Le parole di Andrea Amalberto,  presidente di Confindustria Piemonte

“La prudenza dei nostri imprenditori nelle risposte di questa indagine mi pare logica conseguenza di settimane che a livello geopolitico hanno visto susseguirsi in rapida successione scenari di ogni tipo. La tempesta però è tutt’altro che passata. Il calo del prezzo del petrolio se aiuta famiglie e imprese, di certo non compensa gli aumenti che solo ora stanno arrivando lungo le filiere produttive e che si sono generati da inizio anno. Ciononostante, la volontà di investire delle aziende piemontesi non si è mai fermata, l’auspicio deve quindi essere che ora ripartano anche gli ordini a lungo termine così come i pagamenti e il credito. Sono tutti fattori che se non gestiti per tempo, rischiano di penalizzare la capacità di esportare nei mercati più promettenti, così come gli investimenti".

 

Focus Medio Oriente

Questa edizione dell’Indagine Congiunturale regionale contiene anche un focus tematico sul conflitto in Medio Oriente, con lo scopo di mappare il sentiment delle imprese associate e valutare l’impatto dell’incertezza sull’economia piemontese. La rilevazione restituisce un quadro di preoccupazione contenuta ma diffusa. Riguardo all'impatto del conflitto sull'attività aziendale, le imprese si dividono equamente tra chi lo giudica significativo e di lunga durata (38%) e chi lo ritiene solo moderato (38%), mentre è residuale la quota di chi non ne avverte effetti.

È il caro-energia a pesare di più: quasi due imprese su tre (63%) considerano rilevante o molto rilevante l'impatto dei costi energetici sul proprio margine operativo, con punte nei settori più energivori come l'alimentare, la metallurgia e l'automotive. Di fronte a queste pressioni, la risposta prevalente è la diversificazione dei fornitori, seguita dalla rinegoziazione dei contratti con i clienti: le imprese cercano soprattutto di irrobustire la catena di approvvigionamento più che di intervenire sulle scorte.

Nonostante tutto, lo sguardo sul futuro resta improntato a un cauto ottimismo: oltre la metà delle aziende (51%) attende un miglioramento dei principali fattori di rischio nei prossimi mesi, benché resti significativa (27%) la quota di chi segnala forte incertezza.

Sul piano territoriale il quadro è abbastanza omogeneo, con alcune sfumature. La percezione del conflitto come minaccia duratura è più marcata nell'Alessandrino e nell'Astigiano, mentre l'ottimismo sul futuro tocca i valori più alti ad Asti e nel Biellese e i più bassi nel Novarese, dove si concentra anche la maggiore incertezza. Torino e Cuneo, che insieme rappresentano circa la metà del campione, si collocano in linea con la media regionale.

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