
Il futuro dell’economia circolare biellese sta prendendo forma a Cavaglià, dove l'impianto pilota del Recycling Hub tessile è ormai vicino all’avvio. A confermarlo, nell'intervista su Trame, l'approfondimento economico del Biellese, è Elena Maggioni, responsabile dello sviluppo ambientale e della trasformazione per A2A e vicepresidente dell’Unione Industriale Biellese. Una doppia prospettiva che sottolinea come il progetto sia il risultato di un’alleanza strutturale tra impresa, territorio e sistema produttivo.
A chi considera inusuale l’ingresso di A2A nell’associazione, Maggioni risponde senza esitazione: «Inusuale? No, non direi. Abbiamo una rilevanza economica nel tessuto locale, dando lavoro a circa 150 persone. E poi c’è una comunanza di obiettivi con il mondo imprenditoriale biellese. È importante per A2A far parte di Uib perché rappresenta l’espressione del territorio».
Il ruolo dell'Uib
Il dialogo con le imprese biellesi non è un dettaglio, ma una componente determinante. È all’interno di UIB, racconta Maggioni, che il progetto ha trovato terreno fertile e competenze complementari. «Da diciotto mesi stiamo studiando tecnologie già applicate anche all’estero. Abbiamo una grande esperienza nell’economia circolare, nei processi di separazione e recupero dei materiali. Lo facciamo già nel nostro impianto di Cavaglià con la plastica».
Un know-how che l’azienda porterà ora nel settore tessile, cuore dell’identità industriale biellese.
Nel nuovo hub, anche tecnologia da industria 4.0
L’impianto – previsto in funzione a ottobre – sarà dotato di sistemi automatizzati capaci di distinguere materiali diversi con un livello di precisione oggi impossibile tramite lavorazioni manuali.
«Abbiamo scelto una tecnologia - spiega Maggioni - in grado di separare dai capi di abbigliamento usati tutto quello che non è tessile, dai bottoni alle cerniere lampo fino a fregi e accessori. Grazie agli innovativi sistemi automatizzati basati su lettori e software di intelligenza artificiale di cui sarà dotato, l’impianto potrà selezionare in base ai materiali: esistono prodotti che sono realizzati con più tipi di fibra tessile, dalla lana al sintetico».
È il passaggio chiave per portare il riciclo tessile a un livello industriale maturo, capace di trasformare volumi significativi e restituire materiali adatti alle filiere di qualità del territorio.
Filati rigenerati, ma non solo: nuove applicazioni per gli scarti
Il primo obiettivo è chiaro: produrre filati riciclati adatti alle aziende biellesi. Ma il progetto si sta rivelando più ampio del previsto.
«Ma quello era solo il primo obiettivo- afferma Maggioni -. Nei nostri incontri con le aziende, proprio in seno all’Uib, abbiamo collaborato con diverse realtà, come Magnolab. E abbiamo constatato che si può dare nuova vita anche agli scarti di lavorazione delle industrie del tessile e non solo ai capi di abbigliamento usati».
L’impianto potrà quindi generare materiali destinati anche ad altri settori, ampliando il perimetro dell’economia circolare territoriale: «In più quello che non è destinato a diventare filato di alta gamma può essere usato in altri ambiti, ad esempio per realizzare materiali fonoassorbenti per l’edilizia. Solo la parte non ulteriormente riciclabile verrà eliminata. Nello scenario attuale, in ambito tessile, il 100 per cento di quello che non può essere riutilizzato viene smaltito».
Un cambio di paradigma per il distretto
Il recycling hub con l'impianto pilota di Cavaglià non nasce solo come impianto industriale, ma come nuovo modello di cooperazione. A2A porta tecnologia e competenze; il distretto biellese offre progettualità e capacità di trasformare i materiali in prodotti ad alto valore aggiunto; UIB svolge il ruolo di di coordinamento, stimolo e confronto. Un triangolo che potrebbe ridisegnare il modo in cui il territorio affronta la sfida del riciclo tessile, trasformandola da nodo critico a leva competitiva.
Questa iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto Recycling Hub Tessile
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