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Rappresentanza - News - 30/09/2026

“No a una riforma che danneggia giovani, imprese e finanza pubblica”

Le parole del presidente Piccola Industria Uib, Christian Ferrari, ribadiscono la posizione di Confindustria sulla Riforma dell'Impresa Artigiana

 

L’Unione Industriale Biellese esprime forte preoccupazione per il percorso di revisione della disciplina sull’artigianato previsto dalla Legge n. 34/2026 e ribadisce il proprio sostegno alla posizione espressa da Francesco Somma, Vice Presidente di Confindustria per la Cultura d’Impresa e la Certezza del Diritto e da Fausto Bianchi, Presidente della Piccola Industria e Vice Presidente di Confindustria.

 

I rischi della riforma

Per l'Uib, il valore dell’artigianato italiano non è in discussione. L’artigianato rappresenta infatti una componente essenziale del sistema produttivo nazionale, fatta di competenze, tradizione e capacità manifatturiera. Tuttavia, la proposta di estendere in modo significativo il perimetro delle imprese artigiane fino a comprendere aziende con dimensioni e strutture organizzative assimilabili a quelle industriali rischia di produrre conseguenze negative sul piano economico, occupazionale e istituzionale. Come ha sottolineato Francesco Somma, “ha ripreso vigore il tentativo di fare una riforma sbagliata e pericolosa, confondendo l’artigiano e la piccola impresa. Non mettiamo in discussione il valore dell’artigianato, che rappresenta una parte fondamentale del tessuto produttivo italiano. Il punto è un altro: non possiamo creare una zona grigia in cui un’impresa è industriale quando compete sui mercati e diventa artigiana quando deve sostenere costi e obblighi”. 

"Nessuno ha mai sostenuto che le imprese artigiane siano ferme al secolo scorso – continua Bianchi - Sappiamo perfettamente che innovano, investono e partecipano alle filiere industriali. Ma proprio perché conosciamo bene il sistema produttivo italiano, sappiamo che la modernizzazione di un’impresa è anche frutto del regime normativo, contributivo e contrattuale che le viene applicato”.
 

I dati

Secondo le analisi elaborate da Confindustria, l’innalzamento della soglia dimensionale per la qualificazione artigiana fino a 50 dipendenti potrebbe coinvolgere tra 45.000 e 60.000 imprese manifatturiere e tra 1,3 e 1,8 milioni di lavoratori, con la possibilità di un cambiamento dei contratti collettivi applicati. Le stime indicano inoltre un impatto potenziale sulla finanza pubblica superiore a un miliardo di euro l’anno, derivante principalmente da minori entrate contributive e fiscali. 

 

Le parole di Christian Ferrari, presidente Piccola Industria Uib

Sul tema interviene il presidente della Piccola Industria e vice presidente Uib, Christian Ferrari:“Condividiamo le preoccupazioni espresse da Confindustria. Una riforma di questa portata deve essere valutata con rigore, trasparenza e sulla base di dati oggettivi. È necessario sostenere le imprese che investono, innovano e crescono, senza introdurre elementi che possano alterare la concorrenza o indebolire la qualità del lavoro. La competitività non si costruisce pagando meno le persone, soprattutto i giovani, e la crescita delle imprese va premiata e non aggirata. Il nostro tessuto produttivo ha bisogno di politiche che favoriscano produttività, competenze e occupazione qualificata, non di scorciatoie che rischiano di penalizzare lavoratori, imprese virtuose e finanza pubblica”.

 

Al centro competitività ed equità

Va inoltre ribadito che qualsiasi intervento normativo debba preservare la certezza del diritto e garantire condizioni competitive eque tra imprese che operano sugli stessi mercati. L’obiettivo deve essere accompagnare le aziende verso una maggiore competitività, favorendo l’aumento della produttività, la patrimonializzazione e l’innovazione, senza creare differenze artificiali basate esclusivamente su qualificazioni formali. 

"E' necessario un confronto approfondito con le parti sociali e le organizzazioni di rappresentanza, affinché ogni intervento di riforma sia fondato su valutazioni tecniche rigorose e orientato alla crescita sostenibile del sistema produttivo italiano, alla tutela dei lavoratori e alla salvaguardia delle risorse pubbliche" conclude il vice presidente Uib.

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