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Internazionalizzazione - News - 02/02/2026

Internazionalizzazione, presentato il Rapporto regionale

Le parole della Delegata Chiara Bonino: "Accordo con India è un segnale positivo. Ora il Mercosur"

 

Nel 2025 tre imprese su cinque del sistema confindustriale piemontese hanno avuto rapporti abituali con l’estero. Di queste il 40% segnala un aumento del proprio export, stabili invece i risultati per un altro ulteriore 35,5%, nonostante le turbolenze geopolitiche degli ultimi anni. Le migliori performance arrivano dai comparti alimentare (+63,6% delle imprese segnala un aumento), chimico (+58,6%), trasporti (+57,1%) e legno (+50%). Francia, Germania e Stati Uniti restano i mercati di riferimento, seguono Spagna, Regno Unito, Svizzera e Polonia. Bene anche altri mercati extra-Ue come Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, India, Giappone, Canada e Cina. Sono queste le principali evidenze che emergono dalla seconda edizione del Rapporto Internazionalizzazione di Confindustria Piemonte, realizzato con il contributo di UniCredit, presentato nei giorni scorsi presso la UniCredit University di Torino nel corso di un evento in collaborazione Audi Rinaldi. 

 

L'intervento della vice presidente all'Internazionalizzazione di Confindustria, Barbara Cimmino

“In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e nuovo protezionismo, l’Italia deve rafforzare la propria sicurezza economica: la nostra manifattura resta una forza globale e l’export ha un potenziale ancora inespresso che possiamo cogliere solo con accordi commerciali ambiziosi e strumenti adeguati. In questo quadro, l’accordo Ue-Mercosur è strategico perché apre un mercato da oltre 700 milioni di consumatori e riduce dazi che oggi penalizzano le nostre imprese. Perdere questa opportunità significherebbe favorire i competitor, e lo stesso vale per i negoziati con India, Indonesia e Australia. Accordi e diplomazia economica devono poi essere accompagnati da strumenti finanziari moderni e flessibili, come il Fondo 394 SIMEST potenziato. Confindustria mette a disposizione di tutti, imprese e istituzioni, la piattaforma Expand, che permette di individuare con precisione mercati e settori prioritari e mostra un potenziale realizzabile immediato di 87 miliardi. Serve quindi un’azione coordinata del Sistema Paese, perché solo così l’Italia potrà consolidare la propria presenza nei mercati internazionali e rafforzare la competitività delle imprese”.

 

Le parole di Chiara Bonino, Delegata all'Internazionalizzazione Uib

"Come ha affermato la vice presidente Cimmino, l'accordo UE Mercosur è molto importante e va ratificato quanto prima. I dati parlano chiaro: nei primi tre trimestri 2025 importiamo da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay 5,8 miliardi di euro e, se si considera anche l'export, il valore complessivo degli scambi raggiunge i 12,1 miliardi. Un valore che, grazie all'accordo, potrebbe far aumentare l'export verso il Mercosur a 14,5 miliardi, secondo le stime di Confindustria.

Intanto, la recente chiusura del negoziato tra Unione europea e India rappresenta un segnale estremamente positivo per il sistema industriale europeo e italiano. Dopo quasi vent’anni di trattative, l’UE ritrova lo slancio necessario per conseguire un risultato strategico in una fase complessa della congiuntura internazionale. Parliamo della più ampia apertura commerciale mai concessa dall’India a un partner straniero: l’accordo garantisce accesso a un mercato di quasi due miliardi di persone e prevede l’abbattimento dei dazi su oltre il 96% delle esportazioni europee, con un risparmio stimato di circa 4 miliardi di euro l’anno e la concreta possibilità di raddoppiare i volumi del nostro export.
Come per ogni trattato commerciale, anche in questo caso ci attendiamo piena reciprocità e adeguate tutele per i settori più esposti. Questo vale anche per l’intesa con il Mercosur: gli accordi di libero scambio vanno valutati nel loro complesso, perché apertura e protezione possono convivere quando accompagnate da elevati standard normativi e da efficaci clausole di salvaguardia contro ogni forma di concorrenza sleale.
L’Europa deve continuare su questa strada, rafforzando una politica commerciale ambiziosa, capace di sostenere la competitività delle imprese e la sicurezza delle catene di approvvigionamento".

 

Il punto di vista di Regina Corradini D’Arienzo, Amministratore Delegato di Simest

Il Rapporto sull’internazionalizzazione di Confindustria Piemonte conferma come l’export sia una leva strategica fondamentale di crescita per le imprese del territorio. Il Piemonte rappresenta circa l’8% del portafoglio Simest, con quasi 1.000 operazioni di finanza agevolata per oltre 450 mln. Siamo pronti però per fare molto di più. Simest Gruppo Cdp interviene con strumenti mirati in costante innovazione, definiti in dialogo con il mondo produttivo, per sostenere il posizionamento del Made in Italy nei mercati internazionali a maggiore potenziale, individuati dal Piano d’azione per l’export della Farnesina. Allo stesso tempo, rafforziamo il supporto alle filiere produttive e ampliamo l’accesso alle nostre misure anche alle PMI e alle imprese che non hanno ancora avviato percorsi di internazionalizzazione, accompagnandole verso un ingresso strutturato nei mercati esteri. Questo impegno si inserisce nell’azione coordinata del Sistema Italia, guidato dalla Farnesina e composto da Cdp e Simest, Sace e Ice, insieme alle associazioni di categoria, per sostenere in modo efficace e in una logica di sistema la crescita e la competitività delle imprese italiane nel mondo”.

 

Il commento di Andrea Amalberto e Alessandro Battaglia di Confindustria Piemonte

Analizzare i processi di internazionalizzazione permette di comprendere come il nostro sistema produttivo sappia adattarsi a un contesto globale in costante trasformazione. Il Piemonte esprime da sempre un tessuto industriale solido, fondato su investimenti in ricerca, sviluppo e qualità che generano competenze manifatturiere avanzate, filiere strutturate e una forte propensione all’innovazione. È quest’insieme che consente alle imprese piemontesi di competere con successo a livello globale - commentano il presidente di Confindustria Piemonte, Amalberto, e il presidente della Commissione Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti di Confindustria Piemonte, Battaglia -. Per sostenere le imprese in questo percorso è necessaria una strategia di sistema, fondata sulla collaborazione tra pubblico e privato, una politica industriale capace di accompagnare le nuove frontiere dell’innovazione, dell’intelligenza artificiale. Perché solo attraverso un’azione coordinata sarà possibile rafforzare la competitività di lungo periodo del Piemonte e consolidare la presenza delle nostre imprese su tutti i mercati internazionali”.

 

I dati

Le risposte pervenute che compongono il rapporto sono state 1.212, pari a circa il 20% delle associate, più del doppio di quelle pervenute in occasione della prima edizione del 2023. Tale positivo tasso di risposta, rende articolato un confronto puntuale con i dati registrati dalle due analisi. Risulta invece rafforzato l’obiettivo di fornire uno strumento a imprese e stakeholder istituzionali e privati. Il campione delle imprese è costituito per il 20% da imprese di Torino, per il 16% di Alessandria, Biella e Novara-Vercelli-Valsesia, per il 13% del Canavese, a seguire 10% con il Cuneo, il 7% del Verbano-Cusio-Ossola e il 2% di Asti. Suddividendo il campione per filiera, sono del settore metalmeccanico il 26,6% dei rispondenti, seguono le aziende dei comparti tessile/abbigliamento (9,3%), edilizia e impiantisti (8,5%), altri servizi (7,6%), manifatture varie (7,5%), servizi alle imprese (6,7%), alimentari (6,5%) e ICT (5,5%). Le altre filiere rappresentano quote inferiori al 5%. Delle 1.212 imprese che hanno preso parte alla rilevazione, il 93% esporta senza intermediari, mentre una presenza strutturata all’estero resta più limitata: il 36% delle imprese ha uffici di rappresentanza commerciale all’estero, il 31,7% ha sedi produttive e il 21,8% ha invece filiali commerciali o negozi gestiti direttamente. 

 

A soffrire sono state in misura prevalente le aziende operanti nei settori dei minerali non metalliferi (33,3%), della gomma/ plastica (31,4%), del tessile/abbigliamento (31,3%) e manifatture varie (29,3%). Però, anche in questi settori le imprese piemontesi non si limitano più a replicare modelli consolidati, ma adottano approcci più flessibili, orientati alla riduzione del rischio e alla ricerca di nuove opportunità commerciali. Anche per centrare questi obiettivi, le imprese piemontesi che esportano mostrano una forte preferenza per i servizi di supporto più direttamente orientati al business. La ricerca di controparti estere si conferma il servizio di maggiore interesse indicato dal 60,5% delle imprese. Seguono l’organizzazione di incontri B2B (42,8%), le consulenze tecniche (29,5%) e la partecipazione a missioni commerciali all’estero (25,6%). Tra le agevolazioni più utilizzate le imprese segnalano i bandi SIMEST (32,4%), i bandi per la formazione (31,1%), i bandi del sistema camerale (20,8%) e altre agevolazioni (17,7%) in cui vi rientrano strumenti di SACE, credito d’imposta, Finpiemonte e misure PNRR. 

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