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News - 03/07/2014

1864-2014/ 150 anni di industria, industriali e società nel Biellese

Le ore "vibranti" di Mussolini. La visita in città del Duce nel 1939. La "campagna della legna" a Oropa e il rientro del 53° fanteria

1939
18 maggio, ore 18. La cronaca giornalistica locale parla di "ardente desiderio" di Biella che si compie. Benito Mussolini scende dalla "littorina" che lo ha condotto in città da Cossato. Suonano le campane, ma soprattutto sono le sirene delle fabbriche a salutare il "gradito Ospite" che, con quel viaggio, inaugurò ufficialmente la linea ferroviaria Biella-Novara. Il "fondatore dell'Impero" era entrato nel Biellese da nord-est e nella lunga giornata aveva già visitato o visto uno stabilimento dietro l'altro. Infine Biella. Lo accolsero il podestà di Biella Giuseppe Serralunga e il segretario del Fascio, dott. Lino Bubani. Breve tragitto in automobile fino alla sede (anche questa da inaugurare in quel mentre) della Unione Provinciale Fascista degli Industriali. Apprezzato il palazzo, scoperta l'immancabile targa, apposta la prima firma sul registro (intonso) degli ospiti, ricevuto in dono un prezioso tomo commemorativo ("Il Biellese e le sue massime glorie"), Mussolini ripartì verso un'altra azienda in piena attività, il Lanificio Rivetti. "Qui lo accolgono i proprietari e i dirigenti capitanati dal comm. Oreste Rivetti. Le maestranze, in tenuta di lavoro, sono radunate nei cortili e nei viali, adorni di verdi ghirlande. All'ingresso il Duce ammira un enorme tappeto formato con campioni delle varie stoffe tessute negli stabilimenti. Egli passa su una larghissima striscia tricolore che continua per tutto il percorso interno, e dopo aver visitato un reparto della grande fabbrica, indugia per qualche istante a osservare un diagramma autarchico" che riassumeva il quinquennio 1934-1938 dal punto di vista del consumo delle fibre tessili. Impennata dei prodotti nazionali, quintuplicate le esportazioni, ridotte a un quinto le importazioni. Il Duce annuì compiaciuto e disse che "al termine di queste ore vibranti che Egli ha vissuto tra il Fascismo biellese, vuole salutare in Biella fascista e operosa uno dei capisaldi della economia della Patria".


1940
"Confederazione Fascista degli Industriali, Unione Provinciale di Vercelli, Circolare Prot. N° 09896 Vercelli 21 novembre 1940 XIX E.F.: A tutte le aziende boschive della Provincia. Avrete rilevato, sia dalle nostre circolari che dalle comunicazioni verbali più volte fatteVi, l'importanza grandissima che le Autorità annettono alla soluzione del problema della produzione e del rifornimento del carbone vegetale e della legna da ardere, sia per i suoi riflessi di carattere economico che di carattere sociale, specie nella presente contingenza. E' vostro dovere, oltre che interesse particolare, collavoborare per la soluzione di tale problema". Questo foglio di carta arrivò a Oropa, ma non si trattava di un errore nel recapito della posta: l'Amministrazione del Santuario di Oropa era a tutti gli effetti associata al sodalizio industriale vercellese, ossia biellese. E proprio il settore dell'industria del legno era quello in cui era stato inquadrato il santuario in quanto ditta specializzata nella produzione e nella movimentazione (spesso senza fini di lucro...) di ingenti quantità di legna da opera e, soprattutto, da ardere. "Le cessioni di legna a industrie e istituzioni biellesi cominciarono già nel 1939, quando l’Italia non era ancora entrata in guerra, ma era un segnale preciso di come cominciasse a scarseggiare seriamente il combustibile da utilizzare nella produzione industriale". Nel giro di tre anni dalla conca di Oropa furono ricavate decine di migliaia di quintali di legno di faggio destinati alle caldaie degli stabilimenti, delle scuole, degli uffici pubblici e dei luoghi di ritrovo di Biella e del Biellese. Nel 1940, la "azienda" Oropa dava lavoro a otto "addetti alla sega" e a un indotto importante di trasportatori e lavoranti diversi.


1941
"Dopo aver partecipato, con grave sacrificio e riconosciuto alto valore, alla vittoriosa campagna Greco-Albanese, il 53° Reggimento Fanteria è recentemente rientrato alla sua sede di Biella". Rientrare a Biella per quei fanti (che di lì a poco sarebbe partiti per il fronte russo, quello ben meno vittorioso del fiume Don) significava alloggiare nella Caserma "Carlo Noè" di via Torino angolo via Tripoli. Quello stabile, che oggi ospita la Sezione Provinciale di Biella della Associazione Nazionale Polizia di Stato e la Questura, non era nato per ospitare una guarnigione, bensì per accogliere una attività industriale. Fu edificato nel 1913 da Carlo Trossi, imprenditore laniero e rappresentante per case di importazione di materie prime e per aziende meccanotessili straniere. Successivamente fu rilevato dalla S.A.P.I.T. Società Anonima Prodotti Industriali Tessili, fondata nel 1920, della quale facevano parte il dott. Andrea Sella (presidente) e altri membri della stessa famiglia. Nel 1937 l'edificio, adibito a magazzino e a uffici, fu ceduto alla Città di Biella che stava cercando uno spazio adatto alla sistemazione di un distaccamento di avieri. Biella non era mai stata militarizzata e le truppe di stanza più o meno prolungata erano sempre state accasermate nel complesso di San Sebastiano o nei palazzi Ferrero e Cisterna al Piazzo. Ma si trattava di soluzioni di ripiego e poco funzionali. Gli ampi saloni della S.A.P.I.T. erano, invece, più idonei, ma all'ultimo l'Aeronautica rescisse la convenzione e il Comune di Biella rischiava di aver sborsato per niente una somma cospicua. Fortunatamente il 53° Reggimento della Divisione "Sforzesca" era alla ricerca di una base e già dal 1939 furono avviati i contatti per sottoscrivere un contratto d'uso in concessione gratuita. Dopo l'Armistizio, la "Noè" divenne la sede del Comando Militare Germanico a Biella, mentre alla fine della guerra fu nuovamente utilizzata da un reparto di fanteria del 22° Reggimento "Umbria".